Vi racconto la vita di un prefetto. Poteva essere questo, il titolo del confronto che il prefetto di Messina, Francesco Alecci, ha avuto con gli studenti di giornalismo il 7 maggio nell’aula dell’Accademia Peloritana dei Pericolanti.
Considerato da molti lavoratori messinesi un punto di riferimento importante e quasi un super man – per tutte le cause che si premura di portare avanti -, anche questa volta Alecci non ha mancato le attese e ha saputo tirar fuori tutto il suo carisma.
Un entusiasmo apparso quasi triplicato di fronte a una platea giovane, di certo perché il messaggio da trasmettere meritava una buona dose di immediatezza e incisività.
Per lavorare bene – ha detto Alecci – occorre chiarezza; da qui il richiamo al suo ufficio, la prefettura; un organismo che deve essere sempre presente sul territorio e trasparente in ogni sua azione.
Catanese di nascita, non ha perso occasione per far emergere questo suo orgoglio, tutto siciliano, che lo rende ancora più vicino a Messina: “la nostra città”, come l’ha definita alla fine dell’incontro.
Messina e i suoi problemi, tanti, troppi, su cui pesano le colpe di amministrazioni inefficienti e di cittadini poco esigenti. Perché se ci sarà sempre qualcuno che sceglie volutamente di gettare la spazzatura quando non si dovrebbe, allora non ha alcun senso lottare per salvaguardare l’ambiente. È alla cultura della legalità che bisogna prestare attenzione.
Un amore, quello di Alecci per questa terra, amplificato dalla presenza della sua famiglia: la moglie e i due figli vivono a Siracusa. È proprio mentre parla dei figli che comincia a raccontare di sé in modo semplice e naturale: il più grande, 26 anni, avuto dalla prima moglie, sta a Verona e vive con la madre, quello di 5 lo considera già grandetto e poi c’è la bimba… che ha solo un anno e adora tenere tra le braccia.
L’Italia il prefetto la conosce bene, lui, che per lavoro ha girato in lungo e largo – da Livorno a Verona, da Napoli a Siracusa, da Taranto fino a Messina –, ribadisce quanto di positivo vi possa essere nella scoperta di posti nuovi: ciascuno con i suoi problemi da affrontare, ma anche con le sue bellezze da scoprire e valorizzare.
Perché se esaltare le proprie origini può essere stimolante per far bene – specie dove c’è tanto da fare – è pur vero che spesso è la vita che ti porta a conoscere nuove realtà: regioni diverse, altre città, persone con culture differenti. Tutto ciò può essere solo utile, perché crea delle straordinarie opportunità di crescita. Questo un altro dei messaggi che Alecci ha voluto lanciare nel suo intervento, parole di un certo peso, perché dette a ragazzi che ancora non riescono vedere dove sarà il loro futuro. L’aspetto più significativo delle sue parole? L’accurata discrezione con cui sono state pronunciate; quella di chi non ha la presunzione di sapere cosa sia giusto o sbagliato, quella di chi non vuole usare frasi fatte macchiate di retorica come altri sono soliti fare. Forse perché, meglio di altri, ha imparato a capire che i giovani sono stanchi della retorica e sono esausti di fronte a chi pretende di dar loro consigli, il più delle volte sbagliati.
Valeria Arena


Riarene