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Il dilemma del doping Giugno 3, 2008

Archiviato in: Scienza — riarene @ 7:55 am
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La teoria dei giochi aiuta a capire perché l’uso di sostanze proibite è molto diffuso nel ciclismo, nel baseball e in molti altri sport.  

 

Negli ultimi anni, in un numero preoccupante di sport (baseball, football americano, atletica e, soprattutto, ciclismo) si sono avuti scandali legati al doping. Nella lunga lista di sostanze vietate ai ciclisti, la più efficace è l’eritropoietina ricombinante (r-EPO), un ormone artificiale che stimola la produzione di globuli rossi, aumentando la quantità di ossigeno disponibile ai muscoli. La teoria dei giochi, usata per analizzare i comportamenti economici, spiega perché per un ciclista professionista fare uso di doping è una scelta razionale: le sostanze dopanti sono molto efficaci e sono difficili o impossibili da rilevare; il successo è più facilmente raggiungibile; infine, se tutti i corridori si dopano, diventa difficile per un ciclista «pulito» restare competitivo, con il rischio di essere espulso dalla squadra.L’analisi del ciclismo effettuata con la teoria dei giochi si può estendere facilmente ad altri sport. Le matrici del gioco risultanti indicano in maniera quantitativa come gli enti di controllo possono ripulire i rispettivi sport nel modo più efficace.

 

fonte: lescienze.espresso.repubblica.it

 

 

L’Uomo al volante: una vera bestia! Aprile 23, 2008

Archiviato in: Scienza, vari — riarene @ 2:30 pm
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Che l’uomo sia una bestia quando si mette al volante non è una novità. Ma adesso la scienza ha dimostrato che questo tipo di comportamento deriva da un problema evolutivo.
Secondo uno studio condotto dal professore Geoffrey Beattie - responsabile di scienze psicologiche all’Università di Manchester e noto nel Regno Unito per essere lo psicologo del Grande Fratello - il motivo per cui sono gli uomini i principali pirati della strada è da ricercare nel lento sviluppo del nostro cervello, ancora abituato a vivere nell’epoca dei nostri antenati cacciatori-raccoglitori.
Nel Regno Unito è stato ribattezzata come la sindrome da “Fred Flinstone” e trova nella competitività tipica del cacciatore-raccoglitore il motivo dei tanti comportamenti pericolosi tenuti dagli uomini al volante. È più facile per una mente competitiva interpretare alcune azioni - tagliare la strada o essere seguiti troppo da vicino da un’auto – come invasioni del proprio spazio, e reagire di conseguenza. Le donne invece, secondo questa interpretazione, sarebbero più inclini a empatizzare con gli altri automobilisti e meno solerti nel rispondere alle presunte provocazioni con aggressività.Sarà vero?